Simona Di Stefano - La Dislessia e i Disturbi specifici dell'apprendimento a Catania con Diagnosi, Riabilitazione e Recupero. Supporto psicopedagogico con Strumenti compensativi e Software riabilitativi.

 

 

          

   

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COSA SONO I DSA

 

Oggi, purtroppo, la conoscenza dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento è ancora così vaga e poco diffusa che, spesso, non vengono neanche riconosciuti. C’è una grande tendenza a considerare determinate lacune, difficoltà, lentezza, ecc… nell’apprendimento come comportamenti caratteristici del bambino svogliato che “potrebbe fare di più ma non si impegna abbastanza”, quando invece, una parte di queste, sono causate dai DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) che riguardano dal 3% al 5% dei bambini in Italia; ossia una stima che parla di almeno un alunno con un Disturbi Specifici dell’Apprendimento per classe.
 

Tali DSA sono descrivibili come:

1) DISLESSIA (disturbo specifico della lettura che si manifesta con una difficoltà nella decodifica agevole del testo autonomamente):



2) DISORTOGRAFIA (disturbo specifico della scrittura che si manifesta con una difficoltà nella competenza ortografica):

 



3) DISGRAFIA (disturbo specifico della grafia che si manifesta con una difficoltà nell’abilità motoria della scrittura):



4) DISCALCULIA (disturbo specifico dell’abilità di numero e di calcolo che si manifesta con una difficoltà nel comprendere ed operare con i numeri):

Scrivi centosette: “1007”
Scrivi milletrecentosei: “10003006”
Scrivi centoventiquattro: “100204”




Nello specifico, si tratta di disturbi la cui diagnosi prevede l’esclusione di cause neurologiche (esempio: paralisi cerebrale infantile, impedimenti fisici ecc…), di deficit uditivo, di problemi di natura emotivo e di un generale ritardo di sviluppo, come nel caso dell’insufficienza mentale. Si manifestano, dunque, in presenza di un normale livello intellettivo, un’istruzione idonea, un’integrità neurosensoriale e un ambiente socio-culturale favorevole. In definitiva, sono difficoltà che si mostrano in bambini/ragazzi che apparentemente hanno tutte le potenzialità, l’intelligenza, le capacità, ecc… per leggere, scrivere, apprendere, ecc… facilmente ed agevolmente e che, invece, faticano moltissimo e non sempre con risultati ottimali.
E’ evidente, quindi, che un Disturbo Specifico dell’Apprendimento non può essere facilmente diagnosticato nella scuola dell’infanzia, in quanto si presenta in bambini che non mostrano alcun tipo di deficit. Tale caratteristica fa si che, a volte, anche nella scuola elementare il problema venga sottovalutato e individuato in ritardo poiché, presentandosi in bambini che apparentemente hanno tutte le potenzialità per apprendere, viene spesso attribuito a mancanza di interesse o scarsa applicazione allo studio, con conseguenze negative sul bambino, sia di tipo psicologico che di rendimento scolastico.
Per un bambino con Disturbo Specifico dell’Apprendimento, quindi, la frequenza della scuola diviene un percorso ad ostacoli; questo, spesso, determina reazioni psicologiche quali: nausea, cefalee, ecc… e, a volte, assume la forma del disturbo del comportamento con irritabilità, instabilità attentiva, aggressività oppure conduce ad una generale inibizione nelle attività di classe, con conseguenti problematiche affettivo-relazionali.
La comparsa di una difficoltà inattesa, in quanto non preannunciata da alcun segnale premonitore (se non, in alcuni casi, da un ritardo dell’acquisizione del linguaggio verbale), crea sconcerto negli adulti e frustrazione nel bambino che, fino a quel momento, non aveva mai ricevuto messaggi di inadeguatezza nei propri confronti. Comincia, allora, una sorta di calvario: le insegnanti lamentano scarso impegno, disinteresse, ecc…, i genitori sono confusi ed oscillano tra comportamenti severi e punitivi e periodi di attesa nella speranza che qualcosa migliori ed i bambini, quelli che ne fanno le maggiori spese, reagiscono nei modi più disparati: manifestazione di disturbi somatici al momento di andare a scuola, totale rifiuto, scarsa autostima, demotivazione, ecc....
Il risultato di tutto ciò è che il bambino, non solo non viene compreso ed aiutato proprio nella fase in cui ne avrebbe maggiormente bisogno, ma queste errate interpretazioni delle sue difficoltà ostacolano ed allontanano l’inizio di un percorso di recupero.
La mancata conoscenza dei DSA, con la conseguente incapacità di riconoscerne i sintomi, porta tutti coloro che ruotano intorno al bambino, oltre a non aiutarlo, a rendere il suo percorso ancora più difficoltoso. Non solo, quest’ultimo, deve combattere problematiche che rendono gravoso il suo apprendimento, ma viene anche scambiato per un bambino pigro, svogliato e che non si impegna.
Tutto ciò porta spesso il bambino a rassegnarsi, convincendosi erroneamente di non essere capace ed abbastanza intelligente come gli altri.
Naturalmente, più tardi la difficoltà del bambino viene riconosciuta e più il problema si complica; la diagnosi precoce di un DSA costituisce un obiettivo importantissimo sia perché rappresenta il momento di presa di coscienza del problema, con ricadute positive per il benessere psicologico del bambino e dei genitori, sia perché accelera eventuali interventi abilitativi. Ritengo di fondamentale importanza sottolineare che il lavoro di recupero ha un suo periodo sensibile, chiamato finestra evolutiva, in cui l’attività di acquisizione ha la massima efficacia che, poi, tende a ridursi rapidamente fino a scomparire. Dunque, esiste una sola fase in cui è possibile intervenire con successo, in età successive potranno solo essere usate misure compensative e dispensative.
Quindi, quando nasce il sospetto di trovarsi di fronte ad un bambino con DSA è importante che venga fatta, al più presto, una valutazione diagnostica da figure professionali competenti (psicologo o neuropsichiatra infantile).
Essere dislessico, disortografico, ecc…, non significa non sapere leggere, scrivere, ecc…; significa riuscire a farlo solo impegnando al massimo le proprie energie attentive e cognitive, poiché tali abilità non vengono automatizzate correttamente, con la semplice pratica ed allenamento. Ciò, ovviamente, implica che il bambino/ragazzo DSA si stanca rapidamente, persevera nel commettere determinati errori, rimane indietro, ecc…
Genitori ed insegnanti che sono a stretto contatto con i bambini durante la fase del loro apprendimento, giocano un ruolo fondamentale nel riconoscimento di tali difficoltà e di un conseguente intervento tempestivo.


Pertanto, elenco qui di seguito alcuni dei campanelli d’allarme più frequenti riscontrabili in un bambino DSA (ma non è detto che debbano coesistere tutti):
 

inversione di lettere e numeri (es. 21 – 12) in lettura e/o scrittura;
sostituzione di lettere simili a livello visivo (es. b-d , p-q, a/e, a/o, ecc…);
sostituzione di lettere simili a livello fonologico (es. c-g , f-v, ecc…);
omissioni di lettere, parole e numeri in lettura e/o scrittura;
durante la scrittura parole scritte tutte attaccate o, viceversa, troncate in modo errato (es. l’acqua/lacqua, la mamma/lamamma, insieme/ in sieme, ecc…), omissioni o aggiunta di doppie, omissioni o aggiunta di accento, ecc…
difficoltà nel copiare dalla lavagna;
lentezza estrema nella lettura e/o scrittura;
difficoltà di comprensione immediata del testo letto autonomamente;
lettura ad alta voce stentata;
difficoltà nell’imparare le tabelline ed alcune informazioni in sequenza come le lettere dell’alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell’anno ecc…;
confusione nei rapporti spazio-temporali (es. destra-sinistra , ieri-domani);
difficoltà in determinate abilità motorie (es. allacciarsi le scarpe, allacciarsi i bottoni);
difficoltà nel mantenere la concentrazione;
atteggiamenti oppositivi nei confronti delle attività in cui gli si richiede di leggere e/o scrivere;
ecc…

 

E’ opportuno puntualizzare che, quando parlo dei suddetti segnali, non mi riferisco a normali e generiche difficoltà che qualsiasi studente può incontrare nel corso dei suoi studi (es. in I elementare), ma a quei disturbi così circoscritti e complessi da richiedere l’intervento di uno specialista del settore.
Inoltre, bisogna tenere conto del fatto che quelle che ho appena elencato sono solo le primissime manifestazioni del disturbo che, nel tempo, tende ad evolvere. Pertanto, non è pensabile cercare di ritrovare tali caratteristiche in un ragazzino più grande. Quello che potremo osservare, ad esempio alle scuole superiori, sono cose diverse, che possono essere riassunte come: un’enorme discrepanza tra il tempo impiegato (spesso pomeriggi interi che non possono poi essere dedicati ad altre attività come, per esempio, uno sport) nelle usuali attività scolastiche ed i risultati ottenuti, che risultano essere assolutamente scadenti rispetto all’impegno profuso.
Naturalmente non ho la pretesa di poter riassumere un tema così complesso in queste poche righe; la mia speranza è solo quella di essere riuscita a suscitare l’interesse nei confronti di questo argomento perché, se vogliamo fare in modo di non ritrovarci più impotenti davanti a situazioni immodificabili (per non essere state riconosciute e trattate in tempo utile), è importante che queste conoscenze arrivino anche fino ai genitori ed agli insegnanti che, se informati adeguatamente, possono rappresentare una risorsa importante per l’individuazione precoce di tali difficoltà.

 

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Dott.ssa Simona Di Stefano - P.I.04285030872 - Mobile 339.3863333 - dott.ssasimonadistefano@yahoo.it - © www.InformaticaService.com


 

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