Simona Di Stefano - La Dislessia e i Disturbi specifici dell'apprendimento a Catania con Diagnosi, Riabilitazione e Recupero. Supporto psicopedagogico con Strumenti compensativi e Software riabilitativi.

 

 

          

   

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TESTIMONIANZE

 

E’ da diverso tempo che desideravo rispondere alla prof.ssa M. P. che, nel n.45 di Panorama, ha espresso la sua opinione sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Inizialmente ho evitato in quanto, essendo io un professionista nel settore, non volevo che il mio intervento sembrasse di parte; successivamente, però, ho visto che un padre di un bambino dislessico ha cercato di far ascoltare la voce di chi, purtroppo, vive drammi quotidiani a causa dell’ignoranza di, mi auguro, un numero sempre più ristretto di persone e, così, ho sentito il bisogno di parlare anch’io attraverso questo mio sito, nella speranza che questi bambini e queste famiglie, non debbano più ritrovarsi davanti all’incomprensione di persone che non vogliono aprire gli occhi, neanche davanti all’evidenza di una difficoltà che, solo in Italia, riguarda circa il 3%-5% della popolazione.
Rabbrividisco solo all’idea che, ancora oggi, malgrado i molteplici mezzi di comunicazione a nostra disposizione e l’informazione a tappeto che viene fatta, ci sono ancora persone che con la loro ostilità nell’aprirsi a ciò che non conoscono e , evidentemente, li spaventa non aiutano e addirittura ostacolano il percorso, già problematico di per sé, di un bambino con DSA.
Mi piacerebbe poter dire alla prof.ssa M. P. che, forse, durante i vari convegni ai quali dice di aver partecipato si è distratta un attimo quando si parlava delle basi neurobiologiche della dislessia che oggi, grazie all’avvento delle neuroimmagini (in particolare le neuroimmagini dinamiche quali: la Pet o la Rmf), sono universalmente riconosciute (desidera che la comunità scientifica si scusi con lei per essere arrivata così in ritardo ad avere certezze sulle basi patogenetiche della dislessia? Oppure crede che anche questo sia poco scientifico? Forse ha ragione lei, “è solo un’astuta tecnica di marketing per procurarsi clienti e incrementare gli affari!”). Probabilmente, era uscita a fumarsi una sigaretta, quando si diceva che non si parla di bambini meno intelligenti degli altri e che per questo devono essere i meno bravi della classe; si tratta, semplicemente, di bambini che hanno una, per così dire, “disabilità invisibile” ed è per questo che, forse, è tanto più difficile da accettare per qualche tipologia di professoressa e, sottolineo qualche, perchè lungi da me voler generalizzare per tutta la categoria “insegnati”. E’ davvero paradossale ed incredibile che questi bambini, quasi quasi, debbano rimpiangere la loro intelligenza nella norma o la loro assenza di danni neurosensoriali; perché scommetto che, in quel caso, nessuno (neanche la prof.ssa M. P.) si permetterebbe di mettere in dubbio le loro difficoltà ed i loro grandi sforzi. Ma si!!! Puniamoli per questo!!! Non riconosciamo le loro problematiche reali e, di conseguenza, non aiutiamoli proprio nel momento in cui ne avrebbero maggiormente bisogno; consideriamoli solo ”bambini svogliati e che non si impegnano abbastanza”; oppure diamo la colpa ai genitori “mamme troppo apprensive” o perché no “ mamma che non si dedicano abbastanza ai loro figli”. Troviamo tutte le risposte del mondo ma evitiamo l’unica vera e fondata perché non piace tanto alla prof.ssa M. P.
Nessuno di noi vuole etichettare questi bambini ma ciò non vuol dire ignorare le loro difficoltà; perché un bambino dislessico, se adeguatamente supportato, potrà fare del suo futuro qualsiasi cosa si sia prefissato di voler fare, a patto che gli venga offerta questa possibilità in termini di comprensione e accettazione del problema .
Ma volete sapere qual è, secondo me, la cosa più triste di tutto ciò?
E’ che io posso continuare ad esprimere la mia opinione in merito, lo stesso potrà continuare a fare la prof.ssa M. P. ma chi, purtroppo, non avrà mai voce in capitolo e sarà costretto a vivere le sue battaglie quotidiane, tra le difficoltà oggettive che rendono gravoso il suo apprendimento e l’ostilità di chi non vuol vedere e accettare, sarà sempre il nostro bambino/ragazzo con Disturbo Specifico dell’Apprendimento .

Dott.ssa Simona Di Stefano
 

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