Simona Di Stefano - La Dislessia e i Disturbi specifici dell'apprendimento a Catania con Diagnosi, Riabilitazione e Recupero. Supporto psicopedagogico con Strumenti compensativi e Software riabilitativi.

 

 

          

   

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TESTIMONIANZE

 

Cari bambini, cari genitori e cari insegnanti oggi vogliamo raccontarvi la storia di una bambina che ama i libri ma non li vuole leggere. Aisha (usiamo questo nome perché questa è la sua Winx preferita!) ha 8 anni. I problemi di Aisha sono iniziati con l’ingresso in prima elementare. Già dai primi giorni di scuola Aisha non parlava mai di sua volontà di cosa avesse fatto a scuola e anche su richiesta non sapeva rispondere, non ricordava che lettera fosse stata presentata e se avesse qualcosa da fare per i compiti a casa. Da subito è sembrato strano che una bambina giudicata la migliore della sua classe dalle maestre della materna fosse così “strana” riguardo la scuola, non avesse curiosità per imparare, non cercasse di riconoscere le lettere. I dubbi sono aumentati quando abbiamo visto che aveva serie difficoltà a scrivere, si stancava molto facilmente e piangeva.

Ai primi colloqui della prima elementare è stato chiesto alle insegnanti se avessero notato qualcosa di strano nell’apprendimento di Aisha, se leggeva correttamente, se avessero notato la scrittura speculare, l’uso di sinonimi nella lettura, la difficoltà di riconoscere in particolare le lettere p b q d, ecc…

La risposta è stata unanime “tutto nella norma”! Aisha fa così, ma cambierà, non si può certo parlare di dislessia, altrimenti in classe ci sarebbero anche altri bambini che hanno gli stessi problemi!Le insegnati in blocco hanno iniziato a convincersi che Aisha non avesse difficoltà di apprendimento, ma difficoltà dovute alla famiglia, all’essere la figlia maggiore, alla scarsa considerazione in casa e alla necessità di attirare l’attenzione dei genitori. Questa presa di posizione per noi genitori è stata gravissima, mettere in discussione i nostri rapporti familiari per non accettare una oggettiva difficoltà di Aisha.

Siamo comunque andati avanti per la nostra strada e abbiamo fatto fare alla bambina i test per chiarire di quale natura fossero le sue difficoltà. Certo non si è avuta la diagnosi di dislessia per l’età della bambina (6 anni e mezzo quando le sono stati somministrati i primi test), ma sono state individuate diverse aree in cui si è reputato necessario intervenire.

Ai colloqui finali della prima elementare abbiamo avuto conferma che le maestre non credevano neanche alla relazione medica: una non capiva la necessità di spendere soldi per la terapia, una continuava a ripetere “è per i fratelli, vuole attirare l’attenzione”, un’altra ci ripeteva che Aisha non aveva problemi ma era chiacchierona! In questa occasione siamo venuti a conoscenza di un episodio, mai riferitoci dalla bambina, in cui una maestra ha rimproverato la bambina davanti alla classe e ha addirittura chiesto alla classe “come legge Aisha?” e la classe ha risposto “male!”.

Questo è stato il primo anno alla scuola elementare. Durante tutta l’estate Aisha ha continuato gli incontri (2 volte per settimana) con la psicologa dell’apprendimento che la segue. Alla fine della seconda elementare Aisha fa nuovamente i test e finalmente, sia per l’età sia per la classe frequentata, è possibile avere una diagnosi di dislessia.

Ora Aisha sa di essere dislessica, non le è stato nascosto! Anzi, ora nostra figlia sa per quale motivo ha difficoltà a leggere e scrivere, sa di essere come Walt Disney e ne è fiera! Perché noi genitori abbiamo voluto raccontarvi la nostra storia? Perché sappiamo che molti bambini sono come Aisha e aspettano solo che qualcuno si accorga che non sono svogliati, pigri o peggio ancora stupidi!

I dislessici sono persone che apprendono in modo differente. Sono persone che per un verso hanno un marcia in più, ma per il verso scuola hanno troppe marce in meno. Ai bambini diciamo: coraggio, abbiate la forza di dire quale è la vostra difficoltà… e se non con le parole… con un disegno.

Ai genitori diciamo: coraggio, abbiate la forza di sostenere i vostri figli… e se non con le parole… con gli abbracci. Agli insegnanti diciamo: coraggio, usate la vostra posizione nella scuola per comprendere e aiutare chi ha difficoltà di apprendimento… e se non con le parole… con l’affetto.

Un saluto caloroso a tutti.
Mamma e Papà

 

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